In materia di abilitazione all’esercizio della professione forense, la Commissione Europea ha risposto in modo vago ad un’interrogazione parlamentare presentata dall’Eurodeputato della Lega, Matteo Adinolfi. Tale interrogazione era finalizzata ad armonizzare l’accesso al mondo del lavoro per i giovani avvocati italiani, che troppo spesso vedono i loro “colleghi” europei abilitarsi con modalità e tempistiche ben più semplici di quelle vigenti sul territorio nazionale.
Così l’Eurodeputato Adinolfi in una nota: «è una vergogna che l’Europa decida scientemente di non armonizzare gli esami degli ordini professionali. Avevo presentato un’interrogazione proprio per risolvere questo annoso problema ma la risposta è stata incredibilmente negativa».
«È di opinione pubblica – spiega Adinolfi – il fatto che gli esami per le abilitazioni degli avvocati, ad esempio, non siano uniformate, creando così divari tra un Paese e l’altro. Le procedure di accesso alla professione forense devono necessariamente essere armonizzate tra i vari Stati membri, anche per eliminare la vergognosa pratica di compravendita di esami che invece imperversa in diversi Paesi. Ancora una volta, però, l’Europa fa finta di non vedere le problematiche reali e lascia campo libero all’irregolarità e all’incertezza».
Insomma, un’altra decisione discutibile dell’Unione Europea, che si preoccupa di intervenire su questioni di utilità marginale (non ultima, quella relativa alla misura delle vongole), trascurando i bisogni reali dei cittadini europei.
Ancora una volta, l’Europa fa finta di non vedere le problematiche reali e lascia campo libero all’irregolarità e all’incertezza


